Paolo Di Stefano (IT)

Nato nel 1956, vive a Milano.
(2012)

Oeuvres (Selection)

La catastròfa: Marcinelle 8 agosto 1956.
Sellerio editore, 2011

Azzurro, troppo azzurro.
1996

2012

La catastròfa: Marcinelle 8 agosto 1956

Sellerio editore, 2011

Nel suo ultimo libro, «La catastròfa», Paolo Di Stefano ricorre agli strumenti dei suoi due mestieri, quello di inviato speciale e quello di narratore, per scrivere un grande romanzo-verità su una tragedia da non dimenticare. Cedendo la parola ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime, e intervenendo in fase di montaggio a cucire in un volume le varie testimonianze raccolte, Di Stefano ricostruisce l’incidente che ebbe luogo in una miniera di carbone, a Marcinelle (Belgio), nell’agosto del 1956, e nel quale perirono 262 minatori, più della metà italiani.

De: Paolo Di Stefano. La catastròfa: Marcinelle 8 agosto 1956. Sellerio editore, 2011

Quel giorno no, non pioveva. La ricordano come una delle più limpide giornate di sole che Dio avesse mai mandato sul distretto minerario di Charleroi. Ma il cielo azzurro durò pochissimo, una paio d’ore, forse. Perché verso le otto del mattino l’azzurro cominciò a oscurarsi, nuvole di fumo denso salivano dai pozzi del Bois du Cazier e le donne lasciarono le baracche, presero per mano i bambini ancora assonnati per precipitarsi al cancello della miniera con l’angoscia negli occhi, nel cuore, nelle gambe, nelle mani con cui tenevano le mani dei figli.

Lesung: Paolo Di Stefano, 19.05.2012, SLT

Sa, 19.05.12, 15:00

Lettura
Landhaus Säulenhalle
Modération: Pietro De Marchi
1997

Azzurro, troppo azzurro

1996

De: Paolo Di Stefano. Azzurro, troppo azzurro. 1996

Lo ricorda bene, adesso, 22.31, dopo tre giorni più o meno. Appena ha sparato, Rizzo ha sentito una lama di gelo salire dalla pancia fino alla testa e persino lungo i capelli diventati improvvisamente elettrici. Il dolore alla spalla è venuto subito dopo. Anche la seconda volta e la terza, anche la quarta volta ha sentito quella lama fredda. Ha visto un tavolino volare al soffitto e frantumarsi sul pavimento lucido di marmo, ha visto un sangue grigio tingere le pareti, dal suo sacchetto bianco ha visto le ombre muoversi in un fremito e poi afflosciarsi per terra. È successo tutto in fretta, tutto come previsto, a parte il dolore alla spalla. Ma stanotte Rizzo è tranquillo come il sonno di Roberta (lui la chiama così), come la lingua di questa ragazza che dentro il televisore si posa lentamente sulle sue labbra umide. Dài, non farmi più aspettare, chiamami. Sì, hai capito bene, orgasmino mio, questa è la linea dei piaceri particolari e io sono qui ad aspettarti. Chiamami. Rizzo è tranquillo, sdraiato sul divano, con i piedi appoggiati al bracciolo, come sempre, come se niente fosse successo, e guarda la televisione. Sempre così, per tante notti, dopo aver aperto l‘armadio, aver preso il fucile, averlo adagiato sul pavimento, essersi sdraiato tante volte su questo stesso divano, aver passato una mano sulla canna fredda quasi volesse dire stai calmo, fra qualche giorno ti divertirai, vedrai che ci sarà da divertirsi.

Sa, 10.05.97, 10:00

Lettura
Landhaus Säulenhalle
Modération: Clá Riatsch
it/de