Pedro Lenz

Pedro Lenz, In porta c’ero io! (Gabriele Capelli Editore, 2011)

Traduzione di Simona Sala

A dire il vero è cominciato molto tempo prima. Ma a questo punto potrei anche affermare che è cominciato tutto quella sera, qualche giorno dopo il mio ritorno da Witz.
Potevano essere circa le dieci, magari una mezz’ora più tardi. Ma questo non ha importanza. In ogni caso, c’era una bise1 bastarda. A Schummertal. Novembre. E il mio cuore era pesante come uno straccio per i pavimenti vecchio e fradicio.
Decido dunque di andare al Maison, a prendermi un caffè Fertig2.
I soldi ricevuti all’uscita dalla galera li avevo già spesi in cazzate, senza nemmeno rendermene conto. Non avevo un franco, ma in quel momento un gran bisogno di un caffè Fertig, di un po’ di compagnia e di un po’ di voci.
È andata proprio così: in tasca niente, oltre a un paio di sigarette e un po’ di moneta. Un impasse appunto, ma di quelle cattive. Ero però in attesa di qualcosa che qualcuno mi doveva. Ma prova a raccontarlo, appena fuori di galera, prova a dirlo a qualcuno, che a dire il vero ti
spetterebbero ancora un sacco di soldi, ma che al momento non è che hai molta liquidità. È una cosa che non interessa a nessuno.
Quindi, come detto, al Maison ordino un caffè Fertig e Regula mi chiede se sono in grado di pagarlo.
Mica male, come domanda, se ci penso. Fai la brava, Reghi, non farla troppo lunga. Sai cosa?, le dico, tu comincia a portarmelo, e poi vediamo.
Sei sempre il solito rompiballe, mi dice, e me lo porta.
Non ti ho fatto lo scontrino, mi dice poi, e mi guarda in un modo, non so nemmeno io come, ma diversamente dal solito, con un po’ di malinconia negli occhi o qualcosa del genere. Non so cosa succede agli altri, ma quando una donna mi guarda come Reghi, ilcuore mi si scalda fin nel profondo.

Grazie Reghi, sei un amore.

Te lo ripagherò dicendo una preghiera per te.

Mi dice di smetterla con le mie solite storielle. E soprattutto, mi dice, che non mi venga in mente di farci l’abitudine, perché se lo viene a sapere Pesci, che non mi ha calcolato il Fertig, lei si ritrova nei casini grossi. Ma io lo sapevo già, come è capace di comportarsi Pesci, a volte.
È buona, la Regula, una tipa da stimare, si prende cura di noi e ogni tanto dice: questo non lo calcolo, e probabilmente non se ne accorge nessuno, Pesci poi, sarebbe comunque l’ultimo ad accorgersene, e intanto il Gol ha ricevuto il suo caffè Fertig e fine della storia.
Io è già da un pezzo che lo so, che la Regula ha un gran cuore. Ma quella sera cominciava a piacermi anche in un altro modo.
In fondo, a pensarci, è strano. Conosci una donna da anni, non ci pensi più di quel tanto e all’improvviso, innomedidio3, all’improvviso ha un qualcosa... Sì, all’improvviso ha un qualcosa che ti rende nervoso, all’improvviso ti piace. Bravo chi ci capisce qualcosa. Io ne
avevo di domande senza risposta, quella sera, davvero. Ma all’improvviso in questa vita, io e Regula diventeremo una coppia?
Senti Regula, le faccio, non è che mi potresti fare un piccolo favore? Non è che mi presteresti un verdone4 fino a lunedì? È che mi devono ancora un sacco di soldi, ma al momento in tasca non ho più di tanto, ho un piccolo problema di bilancio economico, se capisci cosa voglio dire.
Lei mi guarda di nuovo. A quanto pare non sono cambiato, a Witzwil, aggiunge, e che non si direbbe mai che ci sono stato quasi un anno, perché quando mi si ascolta, sono sempre lo stesso chiacchierone di prima.

1. Il vento freddo e rigoroso che soffia dalle montagne alpine verso la Svizzera e la Francia orientale.
2. Caffè mescolato a schnaps o grappe di frutta. A seconda del liquore: caffè Fertig oppure caffè Luz.
3. Nell’originale nöndediö, ossia una versione berndeutsch derivante dal francese “en nom de dieu”.
4. Il biglietto da cinquanta franchi svizzero è di colore verde.



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