
Giovanissima (classe 1976), Elena Jurissevich ha esordito nel 2005 con la raccolta di poesie Salmi di secondo tipo. Il titolo e l’epigrafe programmatica posta in apertura – «Tre cose più di tutto all’universo, esserci, essere vera, dire vero» – rivelano la sua formazione teologica. Immagini altamente evocative, violente e sensuali, estrapolate dalla simbologia biblica oppure dalla quotidianità più banale (le «Candy Candy che sussurrano a una barbie il segreto di un nome» in opposizione alla «tigre che ti stria il costato per / abbeverarsi di sale alla collottola» o alla «gazzella che si genuflette contro la lama rossa») si susseguono nel ritmo concitato di uno stile ruvido, gravido di rotture e ossimori. Un’espressività potente che pone al centro il corpo sacro e profanato.

Maestro nell’arte fabulatoria formatosi non solo sui libri ma anche alla scuola della vita (ha insegnato ad esempio ai bambini ciechi e ai carcerati; ha lavorato come operatore cinematografico e costruttore di pompe idrauliche), Maurizio Maggiani è figlio della Valle della Magra. La fierezza, lo spirito di libertà, l’anarchismo e l’innato talento per la narrazione accomunano gli abitanti di questa impervia “terra di passaggio” fra la Liguria e la Toscana con i personaggi del suo ultimo romanzo Il viaggiatore notturno (2005): il vecchio cantastorie Tighrizt e i tuareg che guidano l’io-narrante, un italiano esperto di migrazioni animali, nel cuore del deserto per attendere l’arrivo delle rondini. Il libro, insignito del prestigioso Premio Strega e tradotto recentemente anche in tedesco, è un inno all’animo nomade dell’uomo e al bisogno primario di raccontare e raccontarsi. Scrivere e narrare per Maggiani significa dare voce alla vita, perché «una vita senza voce è una vita che si dissolve».
Alberto Nessi, poeta e narratore apprezzato in tutta la Svizzera (molte delle sue opere sono state tradotte in francese e tedesco), è profondamente legato al Mendrisiotto e in particolare a Chiasso – perenne luogo di passaggio, zona di confine e groviglio di binari – dove sono ambientate la maggioranza delle sue intense pagine e a cui ha dedicato il romanzo Tutti discendono (1989) e il recente poema Ode di gennaio (2005). Come la rosa che «guarda / col suo occhio di fragile sorella / dei poeti, chi passa per strada, / senza essere vista, vicina / e lontana dalla gente (…)», Nessi è un osservatore minuzioso e sensibile al destino di chi vive nell’ombra, ai margini della società. Intimamente convinto che «la poesia è il brevissimo incanto che ci prende quando la lancetta dell’orologio della stazione, arrivata alla fine del suo giro, esita un attimo prima di far scattare il minuto successivo», dipinge a tinte tenui e senza pathos gli spiragli di luce e i dettagli apparentemente insignificanti della vita quotidiana.

Dopo il successo del suo primo romanzo Lupe (2000) – definito dalla critica «un giallo alla ricerca della propria interiorità» – con Lacrima (2003), di cui è appena uscita la versione tedesca, la giovane scrittrice luganese, che da diversi anni collabora anche con la Radio e la Televisione della Svizzera Italiana, si è guadagnata un posto di tutto rispetto nel panorama letterario ticinese e svizzero. Lacrima è la «storia di tante solitudini», di destini che si incontrano e si incrociano abitualmente nell’atmosfera surreale del bar dal suggestivo nome “Ricovero dei poeti” o sul palcoscenico della quotidianità. Ne risulta uno stile narrativo frammentario e polifonico, in cui prevale lo sguardo empatico sulle vicissitudini dei singoli personaggi e sulle ferite non rimarginate dell’infanzia: uno dei temi centrali del romanzo. L’altra presenza – più discreta ma costante e simbolo del tentativo di decifrare il mistero della vita che è «tutta un tira e molla tra sé ed un oscuro centro (…)» – sono i libri, la lettura e la scrittura che scandiscono le giornate dei protagonisti, tra i quali figurano un libraio, una ladra di libri anoressica, un docente di letteratura o la cameriera del bar che tiene un minuzioso diario notturno.

Traduttrice sublime dal tedesco (Thomas Bernhard, Paul Celan, Nelly Sachs, Friedrich Dürrenmatt, Viktor Klemperer, ecc.), nel 2004 Anna Ruchat si è imposta immediatamente al pubblico e alla critica come una delle voci più significative e mature della letteratura svizzera di lingua italiana con i suoi intensi, splendidi e crudeli racconti de In questa vita (Premio Schiller 2005 e Premio Chiara 2005), di cui è appena uscita la versione tedesca. La traduzione ha svolto e svolge un ruolo fondamentale, consentendole da un lato di sperimentare e di affinare i propri strumenti espressivi e dall’altro di aprirsi all’ascolto delle ragioni profonde della scrittura che «spesso coincidono con i temi dell’esistenza stessa». La scrittrice di origini ticinesi, nata a Zurigo, che ora vive fra Pavia, Milano (dove insegna alla Scuola Europea di Traduzione) e il villaggio lacustre di Riva San Vitale (TI), è abituata a varcare i confini fra le lingue e le culture; nei suoi testi dissolve i limiti fra la vita e la morte, fra la concretezza della realtà quotidiana, l’immaginazione e lo spettro dei ricordi, fra la parola e il silenzio, perché, come esprime in modo emblematico nella raccolta di poesie Geografia senza fiume (2006), «le parole / non dette sono / luoghi / di una geografia interna / e non ancora / rilevabile tappe / di spericolati viaggi / tra frammenti di realtà vissute e / sogni …».
Die Gewinner des OpenNet 2013, des traditionellen Schreibwettbewerbs der Solothurner Literaturtage, sind bekannt.
Die 36. Solothurner Literaturtage finden statt vom
30. Mai – 1. Juni 2014.
Zum Programm der: 35. Solothurner Literaturtage 2013

Hier finden Sie die Literaturtermine 2013.
Das Plakat 2013, gestaltet von Blanc de Titane, Zürich